Correre in bicicletta è un mestiere duro e chi sceglie di intraprendere questa carriera professionale,
oltre a possedere naturali requisiti fisici e una grande passione, deve saper sviluppare esperienza e
predisposizione mentale all'allenamento duro e intenso. Per questo motivo, il ciclista professionista
è chiamato ad osservare un regime di vita particolarmente accorto. Ne va del suo programma di lavoro
e, soprattutto, del suo fisico: lo "strumento di lavoro" principale.
A differenza di molti altri sportivi, il ciclista professionista per trovare la massima forma fisica
è costretto a percorrere una grande quantità di chilometri, che richiedono una razione altrettanto
significativa di riposo e di tranquillità. La concentrazione che permette di raggiungere gli obiettivi
agonistici è il risultato di una sinergia perfetta tra corpo e mente, due componenti che nello sportivo
di alto livello sono imprescindibili. Si tratta di un requisito indispensabile, che permette agli
atleti professionisti di allenarsi in continuazione e tutti i giorni, anche nei periodi più freddi
dell'anno, sotto la pioggia e con il vento gelido che penetra nelle ossa e paralizza i muscoli del viso.
Per portare la macchina umana al massimo rendimento possibile, occorre porre molta attenzione al
recupero e ad una cura pressoché totale verso il proprio corpo... Meglio, molto meglio, se ciò si
accompagna alla cura dell'intelletto, attraverso la lettura o attività di "svago intelligente" che
consentano al corridore, tra l'altro, di allentare un'eccessiva pressione emotiva verso gli obiettivi
a venire.
Il processo di recupero primario comincia non appena si sganciano i pedali, con il bisogno di ripristinare
le scorte energetiche andate perse durante la seduta di allenamento. Alcune ricerche hanno dimostrato che,
nei primi 15-30 minuti seguenti l'allenamento, gli enzimi responsabili della produzione di glicogeno (la
forma sotto la quale vengono immagazzinati gli zuccheri nei muscoli) sono più attivi, favorendo così un
veloce ripristino delle scorte energetiche. Questo fenomeno è denominato scientificamente "finestra del
glicogeno" (glicogen window). A questo punto, una volta completato l'allenamento ed il primo spuntino,
al corridore non resta che riposare ed iniziare dunque il lungo recupero che gli permetterà di allenarsi
(o gareggiare) con profitto anche il giorno seguente. Il sonno è l'aiuto migliore per accelerare ed
ottimizzare il processo di ricostruzione metabolica. In termini di tempo, significa dormire per almeno
otto ore al giorno (ma alcuni atleti possono arrivare a nove-dieci ore, soprattutto se si tratta di
corridori ancora molto giovani e quindi ancora in corso di sviluppo fisico). Dormire così tante ore
consecutivamente, però, per qualcuno risulta difficile; in questi casi è consigliabile diluire le ore
di sonno con un pisolino pomeridiano di una o due ore al massimo. E' fondamentale mantenere il più
possibile le gambe in posizione orizzontale, così da favorire il regolare flusso di sangue ed il corretto
ricircolo.
Nei periodi di massimo carico, al riposo viene affiancata la pratica del massaggio defatigante alle gambe,
molto utile nell'accelerare i tempi di recupero e facilitare lo smaltimento delle tossine accumulate dalle
fibre muscolari.
Insomma, la vita del corridore comincia la mattina di buon'ora e termina la sera presto: di solito, la
sveglia suona tra le 7 e le 7.30, mentre l'orario del ritiro si aggira tra le 22 e le 22.30. La moderazione
è alla base di un sano stile di vita, destinato ad accompagnare il corridore per tutta la sua carriera...
Quando tutto ciò viene percepito come un grande sacrificio, significa che il momento dell'abbandono è molto
vicino.
Anche i più grandi campioni di questo sport, del passato e del presente, sono cresciuti con queste precise regole.
Non è un caso che, sui giornali (di oggi e di ieri), così come nelle biografie, spesso i corridori vengano
ritratti a letto o comodamente seduti in tuta da riposo...
|